The International Association
of Lions Clubs
Distretto 108Yb – III Circoscrizione – Zona 14
Anno sociale 2006 – 07
Governatore Francesco Salmè
Lions Club Trecastagni
Villa Mantenga - Trecastagni 20 Ottobre 2006
Comitato Vulcano
Etna
Patrimonio da
Valorizzare
L’Etna .. Risorsa tipica del suo territorio
.. la teoria delle tre T
Cos’è per noi l’Etna: Risorsa o……?
La
mente ed il cuore si sono rifiutati di trovare un termine di significato
negativo da contrapporre a risorsa. Risorsa o cosa altro?
Fascino o paura? Distruzione o vitalità? Ispirazione o inibizione?
L’argomento
del tema distrettuale, è stato proposto in occasione dell’incontro di apertura dell’anno sociale 2005/06 del Lions Club Trecastagni,
traendo spunto da una domanda che molti si pongono in un centro di provincia
quale è Trecastagni, collocato da una felice
posizione geografica a corona dell'Etna, indubbiamente il più maestoso
monumento naturale che la natura ci possa offrire.
Molti
clubs Lions, raccordati dal presidente del Comitato Distrettuale
Enzo Stroscio, e non solo Lions stanno dibattendo sotto varie sfaccettature argomenti
che riguardano l’Etna ed il suo territorio.
Tale
interesse è suggerito dalla comune volontà di sostenere ed appoggiare la
proposta, avanzata dagli Enti ufficiali competenti, di fare inserire il Vulcano
Etna e il suo territorio tra i beni riconosciuti quali “patrimonio dell'umanità”.
Avviato il tema, l'ing. Giuseppe Di Paola,
sovrintendente tecnico del Parco dell'Etna, ha messo in
evidenza la peculiarità dell'Etna, quale realtà viva e legata al
rapporto umano e, sottolineando che la stessa è uno dei trenta posti della
terra classificati di eccellenza per le condizioni naturali, ha sviluppato il
concetto "conoscerla meglio per poterla apprezzare". La
presenza del Parco, ha affermato, è una possibilità in più per valorizzarne il
patrimonio naturalistico e ambientale e per favorire la crescita socioeconomica
delle comunità locali, sia attraverso un controllo che eviti
la compromissione del territorio dovuta all'abusivismo,
sia attraverso la salvaguardia delle attività umane e la conoscenza delle sue vere
risorse.
Proprio di una
tra le risorse più significative ha parlato il dott.
Giuseppe Spina, direttore del Parco e nostro socio, facendo risaltare un
aspetto particolare della grande varietà di colori che compongono il prezioso mosaico
dell’Etna e del suo territorio: i “giacimenti
enogastronomici”.
Egli ha spiegato, con l’utilizzo sapiente del
linguaggio proprio dell’esperto, che per giacimento gastronomico si intende il prodotto ottenuto con apporto umano frutto di
conoscenze, di sapere tramandato da generazioni, di modi e di usi artigianali
non sostituibili con altre modalità meccaniche e tecnologiche. Giacimenti che per
il loro contenuto di “cultura” materiale sono meritevoli di essere salvati,
come accade per un restauro d’opera d’arte, per un recupero di un centro
storico, etc.
D’altra parte, anche l’UE negli ultimi anni ha sempre sottolineato l’importanza di una politica di sicurezza
alimentare, da un lato, e di valorizzazione delle produzioni agroalimentari legate al territorio e capaci di innescare
processi di sviluppo economico nelle aree rurali, dall’altro, incentivando
specifiche azioni e misure rinvenibili nei programmi LEADER, nei P.O.R., nei P.S.R. relativi
all’ultima fase di programmazione scaturita dagli obiettivi di AGENDA 2000 per
il periodo 2000-2006 e, infine, riproposti nelle linee programmatiche per il
nuovo intervallo temporale 2007-2013, che vengono orientate al perseguimento di
obiettivi di qualità, salutistici e di tutela del territorio, sottolineando con
grande enfasi il ruolo multifunzionale
dell’agricoltura.
Molteplici sono i prodotti che punteggiano di
singolare gustosità il bacino straordinariamente tipico del Territorio etneo:
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I funghi dei boschi dell’Etna sono
presenti in numerose specie e generi. La loro aromaticità deriva dal
particolare sviluppo in simbiosi con alcune piante, dalle quali riescono a
trarre profumi e aromi, come dalla resina dei pini, una certa dolcezza dai
castagni, sensazioni speziate dai faggi e di erbaceo dalle erbe aromatiche del sottobosco dei
querceti.
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L’olio “Monte Etna” è ottenuto dalla varietà Nocellara etnea per almeno il 65% e da altre
varietà presenti nella zona (Moresca,
Brandofino, Biancolilla, etc.). Al consumo ha un
colore giallo con riflessi verdi, odore fruttato leggero, sapore fruttato con
leggera sensazione di amaro e piccante.
§
Il Pistacchio Verde di Bronte
ha un areale di produzione circoscritto ai soli
comuni di Adrano, Bronte, Biancavilla e Ragalna, nei quali viene coltivato quasi il 100 % del pistacchio italiano.
Viene anche designato oro verde e ciò
si deve al suo particolare colore verde brillante, cui si associa il profumo
intenso e la consistenza resinosa e grassa. Recentemente sono stati
intensificati i processi di trasformazione del frutto che favoriscono
l’ampliamento delle modalità di utilizzazione, come
pesto, farine, creme, granelle, paste per gelati,
etc.
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Legate
strettamente al catanese, o meglio ancora al massiccio etneo, sono le Mele Cola e Mele Gelato Cola dell’Etna che si caratterizzano per essere dei
frutti sì di piccole dimensioni, ma sane e
estremamente saporite.
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Il pero rappresenta certamente una delle
specie frutticole più importanti nel panorama etneo. Relativamente
alle cultivar autoctone alcune Ucciardone, Spineddu, etc,
sono ancora abbastanza diffuse e assai ben note, ma la maggior parte sono
estremamente sporadiche e, spesso, a rischio scomparsa. Nel complesso sono
state sinora individuate 34 varietà autoctone, caratterizzate da un calendario
di raccolta molto ampio, da fine primavera a fine autunno e sono presenti in
maniera più o meno significativa diverse specie
alloctone.
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Il Ficodindia dell’Etna ha già il
riconoscimento Dop e ricade nei territori di Belpasso, Adrano, Biancavilla, Ragalna, S. Maria di
Licodia. Le diverse cultivar,
gialla, rossa e bianca, di Opuntia ficus Indica prendono il nome dal colore della polpa e della
buccia, La denominazione dei frutti è legata al periodo di maturazione secondo
il quale vengono distinti in agostani
provenienti dal primo fiore, raccolti a partire dalla seconda decade di agosto,
e scozzolati
o bastardoni
quelli di seconda fioritura raccolti dalla seconda decade di settembre fino a
dicembre. Quest’ultima tipologia di frutti autunnali,
ottenuti grazie alla tecnica della “scozzolatura” è
ritenuta la più tipica della zona ed è la più apprezzata da un punto di vista
organolettico.
§
Tra i formaggi di antichissima produzione casearia primeggia il “Pecorino Siciliano”, il cui marchio ricopre tutto il territorio dell’Isola
ed è uno dei più antichi formaggi della tradizione casearia siciliana. Trattasi
di un formaggio a pasta dura, crudo, per la cui produzione viene
utilizzato esclusivamente latte di pecora intero, fresco e coagulato con caglio
di agnello; delle varie tipologie prodotte, l’unica che può fregiarsi del
marchio Dop denominato appunto “Pecorino siciliano” è quella relativa al prodotto stagionato per
almeno 4 mesi.
Dal
panorama illustrato, conclude il relatore, si può
senz’altro riconoscere il prodotto tipico come l’espressione multidimensionale
di un territorio; la sua tipicità è la risultante di tre dimensioni, culturale,
storica e geografica, e può collegarsi alla teoria delle tre T: Territorio
(area di produzione), Tradizione
(storia) e Tutela (salubrità e
genuinità).
Considerando che
Dal dibattito sull’argomento si conferma in maniera
imponente il concetto che il “giacimento gastronomico” del territorio etneo,
come sopra inteso, rappresenta
indubbiamente un fondamentale punto di forza per lo sviluppo turistico del
territorio stesso. Appare evidente che la via migliore da seguire deve
prevedere l’inserimento dei prodotti sopra illustrati in panieri “enogastronomici”, pubblicizzati attraverso la promozione di appositi
itinerari, nell’ambito dei quali, accanto alle attrazioni architettonico
monumentali, artistiche, culturali e paesaggistiche, rivestano un ruolo
primario visite o soggiorni nelle aziende agrituristiche, turismi rurali e
fattorie didattiche, percorsi ispirati alle strade del vino e alle strade
dell’olio, manifestazioni fieristiche e folkloristiche,
che consentano di approfondire la conoscenza delle tradizioni e del sapere
locale.
A chiusura l'ing. Concetto Bellia,
presidente del Parco, tracciata brevemente la storia e la funzione dell'Ente
Parco, si è soffermato sulla necessità di potenziare lo sviluppo economico attraverso
il collegamento della realtà Etna con poli turistici maturi, tra i quali
Taormina, con cui coordinarsi e fare sistema.
Coniugando il tutto con l’attrattiva del vulcano
attivo più grande d’Europa, non appare utopia la creazione di un modello di
sviluppo ecocompatibile in grado di garantire nuove
opportunità alle popolazioni dell’intero territorio.
L’Etna, dunque, con la tipicità del suo territorio, è
soprattutto risorsa.
Risorsa da amare, da sentire propria come linfa vitale,
da pubblicizzare, da offrire alle visite di quanti desiderano conoscerla e,
pertanto, da valorizzare quale inestimabile patrimonio non soltanto delle
popolazioni locali, ma dell’umanità intera.
Carmela Messina
Presidente del Lions Club Trecastagni