Comitato Vulcano Etna

Patrimonio da Valorizzare

Acireale 28.4.07

 Sala conferenze – Credito Siciliano

 

L’Etna ed i suoi Distretti

La fascia Ionica e il Patto territoriale delle Aci

.. siamo pronti per nuovi scenari ?

 

Il 4 Settembre 2006, appena costituito il Comitato Vulcano Etna, comunicavo ai presidenti dei Club Services delle Aree interessate le innumerevoli tematiche lions che potessero riguardare il cosiddetto Sistema Integrato Etna, inquadrando il Distretto della Lava anche nell’aspetto di un turismo etneo con le sue potenzialità, i suoi limiti e i suoi percorsi turistici. A questo proposito appariva indispensabile la sinergia con le Istituzioni pubbliche e private nel portare avanti le problematiche di impegno sociale, a cui siamo demandati. Per questo ringrazio il delegato di Zona 12 Salvo Toscano, il prof. Giovanni Vecchio e tutti gli altri presidenti che hanno aderito all’iniziativa, per la sensibilità mostrata verso una tematica attualissima e che ci tocca da vicino. Acireale, capofila del toponimo ACI, grazie al suo passato, all’inestimabile patrimonio naturale, artistico e culturale, classificato come “Barocco fiorito”, risalente alla grande opera di ricostruzione avviata dopo il megasisma del 1693, grazie anche al suggestivo tratto di costa  ionica, denominato Riviera dei Limoni, che comprende la Riserva Marina delle Isole dei Ciclopi, porta dell’Etna a Nord di Catania, è in grado di soddisfare una domanda turistica differenziata, dal turismo balneare a quello in transito, legato ai tours che interessano l’Etna, Taormina e Siracusa.

Nel contempo integrare il turismo congressuale, agevolato da alcune grandi strutture alberghiere, il turismo culturale, per la presenza di innumerevoli beni culturali e infine il turismo termale e della terza età, argomento trattato nel novembre del 2006 presso la locale stazione termale di Santa Venera. Il territorio delle Aci risulta spesso di difficile fruizione per il carente stato dei siti, per la mancanza di personale, per l’incompetenza nella capacità gestionale e nella conoscenza di tecniche innovative di gestione, per lo scarso interesse dei privati ad aprire al pubblico le proprie dimore.  

Da una recente indagine sul turismo delle Aci ed in particolare sulla più importante delle città, Acireale, risulta che il movimento turistico acese è fortemente stagionalizzato, con una concentrazione dei flussi prevalentemente nei mesi tra aprile e ottobre.

Quindi l’obiettivo è quello di colmare le lacune della frammentazione delle imprese turistiche nel territorio, possibile soltanto con un’azione integrata tra pubblico e privato. Portare avanti il dibattuto progetto denominato “Sistema Turistico Acireale”, con la partecipazione dei comuni di Acicatena e di Aci S.Antonio, dell’Azienda Autonoma delle Terme, utilizzando all’uopo gli strumenti della concertazione attivati a livello locale, come il Patto territoriale delle Aci comprendente tutto il versante sud-est dell’Etna.

Nel territorio spiccano alcune città con affaccio sul mare a forte attrattiva turistica come Acicastello e la sua frazione: Acitrezza. La scelta di questi siti dipende dalla bellezza del mare, dai paesaggi, dalla natura e dal forte substrato locale. Dotare la Riserva della Timpa, composta da terreni vulcanici che formano una parete rocciosa a picco sul mare, che da Capo Mulini si estende sino a S. Maria la Scala e a S. Maria degli Ammalati, allo scopo di tutelare e valorizzare i limoneti della Riserva, come già fatto per i limoni di Sorrento, proprio perché essi  rappresentano un elemento distintivo del paesaggio naturale etneo.      

Un aspetto non secondario della valorizzazione e fruizione dei beni artistici e culturali è costituito dalla riscoperta della tradizione educativa espletata dai gloriosi Collegi delle Aci mediante il riuso degli stessi complessi architettonici in modo da permetterne il restauro.

Numerosi e da non trascurare sono anche i beni culturali minori presenti all’esterno dell’area urbanizzata acese, che risistemati e restaurati potrebbero diventare delle vere e proprie attrazioni turistiche, come le “chiazzette”, disposte lungo la strada “Scala” che, scendendo al borgo marinaro di S. Maria la Scala, permetteva l’accesso al mare e l’antica Fortezza del Tocco, che nel XVI secolo venne utilizzata come posto di guardia marittima.

Lo stesso discorso vale per ciò che resta delle Terme Romane, tra il Piano della Reitana e la chiesetta di S. Venera al Pozzo, quindi riprendere i percorsi della “saia mastra” che dallo stesso Piano portava fino all’approdo di Capo Mulini, e che un tempo rappresentava l’area industriale, riattivando alfine la via dei mulini, possibile itinerario di attrazione turistica  percorribile in un paio d’ore (le fonti storiche ci informano della presenza, oltre che di diversi opifici, di diciassette mulini per la molitura dei cereali). L’attività dei mulini, iniziata nel 1365 continuò sino alla fine del secondo conflitto mondiale. Attualmente di questo agglomerato industriale rimane ben poco, mulini ed opifici in parte sono andati distrutti, in parte riattati ad uso abitativo. L’unico edificio rimasto integro nella sua struttura originale è il “fondaco”, ricovero per mezzi ed animali lasciato in totale stato di abbandono.

Come non farsi rappresentare turisticamente dal Bosco delle Aci nel comune di Acireale e di Aci S.Antonio; dal Parco Immacolatella-Micio Conti, tra i comuni di S.Gregorio e Aci Castello; dal Parco di Valverde, risorse che tutte potrebbero essere inserite in itinerari di tipo naturalistico.

Acireale dovrebbe, inoltre, integrare la propria offerta con quella della città capoluogo, in modo da sfruttare tutte le possibili sinergie. Anche perché, il rinnovato ruolo di Catania come baricentro della Sicilia orientale e come hub di questa parte dell’isola sta contribuendo all’apertura dell’intero comprensorio etneo ai Paesi europei e a quelli che si affacciano al Mediterraneo.

Indubbiamente necessitano solo azioni sinergiche che vedono assieme tutti i soggetti interessati alle motivazioni di un turismo sostenibile. Distretto o multidistretto, Etna-Taormina o distretto Ionico che sia, l’importante è non essere fagocitati da interessi non palesemente sociali.

Tanti i motivi per cui la presenza di un consesso Lions non può che essere una delle chiavi giuste per contribuire alla tutela e alla valorizzazione del nostro patrimonio, sotto l’egida, non silente, del Vulcano Etna.                   

Enzo Stroscio

Presidente del Comitato Distrettuale Vulcano Etna:

un patrimonio da valorizzare

Lions Clubs 108 Yb Sicilia