Il personaggio catanese noto per le meridiane

“L’INGEGNERE K 2” ERA CUSTODE

DI UNA MEMORIA DI ARCHIMEDE

 

     Girovagava per Catania. Distinto, signorile, loquace, ringraziava e dimostrava gratitudine allorché un conoscente o amico gli offriva una sigaretta  o lo invitava a bere un caffè. Si presentava come “ingegnere K2”, ma puntualizzava dicendo di essere il geometra Nicotra. Riservato, ma nei confronti degli amici non  amici non aveva segreti. Si faceva ascoltare volentieri. Simpatiche le storie romanzate che raccontava. Di norma sostava in via Santa Maria del Rosario, davanti l’ingresso del quotidiano “Corriere di Sicilia”, proprio di fronte al bar “Corsaro”.

A pochi suoi amici raccontò le sue vicissitudini e i motivi per i quali fruiva di una pensione di guerra. Raccontava che nel ’40 era stato richiamato in occasione della seconda guerra mondiale. Il servizio militare di leva lo aveva prestato nel Corpo della Guardia di finanza. Il diploma di geometra gli consentì di rivestire il grado di vice brigadiere del Corpo. Fu destinato alla brigata di Giardini e la sera, in libera uscita, si recava a Taormina e ospite di un albergo si spogliava dell’uniforme e indossava abiti civili. Sempre secondo i suoi racconti.

Una sera, nel far ritorno in caserma, non fece caso che la camera assegnatagli non era la numero x. Entrò e indossò un’uniforme; si accorse, poi, che era quella di un generale. L’inusitato fatto lo elettrizzo al punto di farlo correre al telegrafo di stato dove, appropriatosi del tasto telegrafico, diffuse al comando militare, la notizia che forze aeronavali nemiche erano in avvicinamento verso la costa jonica. L’immediato allarme e il pronto intervento di forze armate diedero esito negativo. Il vice brigadiere Nicotra venne scoperto. Imprigionato prima e successivamente inviato all’ospedale militare di Messina, i medici lo riconobbero infermo. Posto in congedo, ottenne la pensione. In effetti era un genialoide: scritti e discorsi,. Sicuramente andati distrutti, oggi potrebbero avere valore. Una delle sue opere è stata salvata e i proprietari dell’edificio l’anno conservata e ristrutturata. Si tratta di una delle due meridiane che dipinse sull’intonaco di due edifici: la prima al Faro Biscari e l’altra, quella esistente, in via Nuovalucello.                                                      

Fine anni Cinquanta alcuni ingegneri, non italiani, vennero a Catania, al fine di conoscere le tecniche usate dall’ingegnere K2. Non ottennero nulla.

     E’ stato l’ing. Giuseppe Mignemi che, incontratolo e chiestogli se avesse, nei tempi che furono, conosciuto “l’ingegnere K2” ci rispose affermativamente e non ha tardato ad illuminarci inviandoci una lettera che riportiamo.

 

Per caso un giorno vidi un Signore dipingere una meridiana sull’intonaco di un immobile e mi avvicinai incuriosito. Con mia meraviglia sapeva chi ero. Attaccammo discorso; era un tipo gioviale ed allegro  che sapeva anche prendersi in giro.

Al mio invito a redigere una memoria mi rispose che la memoria era stata scritta da Archimede in una sua lettera indirizzata agli Alessandrini prima dell’incendio di Cesare, di quella biblioteca. Egli ne aveva avuto notizia dall’articolo di un archeologo che aveva rintracciato il papiro su cui Archimede spiegava agli Alessandrini come l’asta della meridiana doveva essere inclinata di alcuni gradi, a seconda della località rispetto alla precessione solare riferita alle Colonne d’Ercole.

  

Ritenendo che ne fosse geloso, non gli chiesi di mostrarmi l’articolo, ma non posso adesso osservare come Archimede con quella comunicazione agli Alessandrini abbia intuito il principio della latitudine e della longitudine. Le Colonne d’Ercole, cioè lo Stretto di Gibilterra, era in sostanza vicino all’Equatore e riferire allo stretto tutte le posizioni mediterranee su cui porre una Meridiana, garantivano una posizione esatta dell’asta che proiettava l’ombra, qualsiasi fosse la stagione e la posizione del sole rispetto alla terra.

La invito a rintracciare presso la Rai un Servizio intitolato “Una Rivoluzione interrotta” molto ben fatto che lamentava che la morte di Archimede per volere del Console Marcello, segnò un fermo tecnologico sino al Leonardo Da Vinci che probabilmente acquisì notizie sugli studi di Archimede.

Archimede fondò infatti il calcolo infinitesimale perché calcolò la formula del volume della sfera per sottrazione di questa dal cilindro in cui era iscritta, introducendo il concetto dello infinitesimale, supponendo di suddividere in strisce sottilissime il volume del cilindro sottraendovi il volume della sfera. Così egli ottenne delle superfici il cui interno aveva diametro inverso da quello esterno ma che coincideva con il diametro della calotta sferica tagliata in modo infinitesimale.

Se si considera che per tre anni Siracusa sopportò l’assedio di mare e di terra con una linea Maginot di difesa costituita dal Castello di Eurialo i cui ingressi erano dei labirinti-trappole, e che le sue macchine riuscivano ad afferrare le navi romane sollevandole ed affondandole, sicuramente Archimede aveva scoperto la costruzione degli ingranaggi con cui applicava il suo principio universale della leva che porta il suo nome.

Il professore Enzo Maganuco mi faceva osservare che gli archeologi hanno potuto trovare le tombe dei Faraoni, mentre nessuno ha mai trovato la tomba del tiranno di Siracusa Dionisio e del cui oro si voleva impadronire Marcello console che non diventò ricco come Crasso.

Dal canto mio invece penso che il Console Marcello fece uccidere il “nemico siciliano” che gli aveva resistito per tre anni, così come Roma perseguitò Annibale nel suo esilio dopo la distruzione di Cartagine e come oggi un Presidente americano paranoico chiede la consegna di Bin Laden vivo o morto.

Cicerone invece volle visitare la tomba vuota di Archimede.

La salma era stata infatti trafugata dai suoi allievi nel timore che potesse essere profanata”.

 

Ecco come l’Ingegner Giuseppe Mignemi ci ha svelato il segreto del K2 (ingegner Nicotra).