GUARDIA DI FINANZA DI CATANIA

CONFISCA BENI AL “CLAN” LAUDANI

Società, appartamenti, ville, magazzini e terreni intestati

a “prestanome” per un valore di circa 30 milioni di euro

 

Catania 21 marzo 2007 – (ASIS – R.G.) – Indagini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di finanza di Catania, a seguito di delega della locale D.D.A., hanno portato alla confisca di beni immobili per un valore di circa 30 milioni di euro in danno del “Clan Lautani”.

Il provvedimento disposto per violazione alla normativa antimafia,ha riguardato il patrimonio di alcune aziende catanesila Rizzo Costruzioni S.r.l. e la C.G. F.lli Rizzo S.n.c. , entrambe con sede in S.Agata li Battiati – riconducibili al clan Lautani e gestite da Carmelo Rizzo, “prestanome “ della suddetta famiglia, assassinato nel febbraio del 1997.

Le indagini della Guardia di finanza hanno permesso di riscontrare la veridicità delle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia in ordine ad attività economiche gestite per conto del clan Lautani da soggetti rivelatisi essere meri “prestanome”.

In particolare l’attività investigativa delle Fiamme Gialle catanesi ha consentito di accertare che le imprese edili intestate al deceduto Rizzo, di fatto, erano gestite dalla compagine criminale dei Lautani ed in particolare da Alfio Lautani e Giuseppe Maria Di Ggiacomo in atto detenuti, considerati elementi di spicco del clan mafioso.

Le indagini, oltre ad appurare stretti legami bancari e finanziari tra il Rizzo ed il Di Giacomo, hanno consentito di accertare che il Rizzo sottraeva gli utili aziendali destinandoli a finalità private, “sperperando”, in questo modo, il denaro della cosca.

Infatti i controlli contabili e gli accertamenti bancari sviluppati dalla Guardia  di finanza hanno consentito di individuare un ammanco di circa un milione di euro nei bilanci delle società intestate al Rizzo nonché il tentativo di quest’ultimo di ripianare il disavanzo con prestiti fittizi concessigli dalle sue stesse imprese.

Questo comportamento, unito al timore che il Rizzo potesse pentirsi e consentire che la reale titolarità dei beni fosse scoperta e quindi poterli ricondurre agli esponenti dell’organizzazione, ne decretò verosimilmente la condanna a morte eseguita il 24 febbraio 1997 con un colpo di pistola alla testa.

Il corpo fu poi trasportato in aperta campagna e dato alle fiamme per ritardarne l’identificazione.

Le imprese e i relativi patrimoni immobiliari, costituiti da numerosi immobili tra ville, magazzini, appartamenti e altri fabbricati di vario genere, nonché appezzamenti di terreno, il cui valore attuale ammonta a circa 30 milioni di euro, già sottoposti a sequestro al termine delle indagini, sono stati confiscati come disposto nella sentenza di condanna di Giuseppe Maria Di Giacomo emessa dal Tribunale di Catania e recentemente depositata.