GUARDIA DI FINANZA DI CATANIA
CONFISCA BENI AL “CLAN”
LAUDANI
Società, appartamenti, ville,
magazzini e terreni intestati
a
“prestanome” per un valore di circa 30 milioni di euro
Catania
21 marzo 2007 – (ASIS – R.G.) –
Indagini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di finanza di Catania,
a seguito di delega della locale D.D.A., hanno
portato alla confisca di beni immobili per un valore di circa 30 milioni di
euro in danno del “Clan Lautani”.
Il provvedimento disposto per violazione alla
normativa antimafia,ha riguardato il patrimonio di
alcune aziende catanesi –
Le
indagini della Guardia di finanza hanno permesso di
riscontrare la veridicità delle dichiarazioni rese da diversi
collaboratori di giustizia in ordine ad attività economiche gestite per
conto del clan Lautani da soggetti rivelatisi essere
meri “prestanome”.
In
particolare l’attività investigativa delle Fiamme Gialle catanesi ha consentito di accertare che le imprese edili
intestate al deceduto Rizzo, di fatto, erano gestite
dalla compagine criminale dei Lautani ed in particolare
da Alfio Lautani e Giuseppe Maria
Di Ggiacomo in atto detenuti, considerati elementi di
spicco del clan mafioso.
Le
indagini, oltre ad appurare stretti legami bancari e finanziari tra il Rizzo ed
il Di Giacomo, hanno consentito di accertare che il Rizzo sottraeva
gli utili aziendali destinandoli a finalità private,
“sperperando”, in questo modo, il denaro della cosca.
Infatti i
controlli contabili e gli accertamenti bancari sviluppati dalla Guardia di finanza hanno consentito di
individuare un ammanco di circa un milione di euro nei bilanci delle
società intestate al Rizzo nonché il tentativo di quest’ultimo di ripianare il disavanzo con prestiti
fittizi concessigli dalle sue stesse imprese.
Questo
comportamento, unito al timore che il Rizzo potesse pentirsi
e consentire che la reale titolarità dei beni fosse scoperta e quindi
poterli ricondurre agli esponenti dell’organizzazione, ne decretò
verosimilmente la condanna a morte eseguita
Il
corpo fu poi trasportato in aperta campagna e dato
alle fiamme per ritardarne l’identificazione.
Le
imprese e i relativi patrimoni immobiliari, costituiti da numerosi immobili tra
ville, magazzini, appartamenti e altri fabbricati di vario genere, nonché appezzamenti di terreno, il cui valore attuale
ammonta a circa 30 milioni di euro, già sottoposti a sequestro al
termine delle indagini, sono stati confiscati come disposto nella sentenza di
condanna di Giuseppe Maria Di Giacomo emessa dal
Tribunale di Catania e recentemente depositata.