Onori Caduti per la Patria

 

Tenente par.Antonio Fortunato, primo caporal maggiore par. Matteo Mureddu, primo caporal maggiore par.Davide Ricchiuto, sergente maggiore par.Roberto Valente, primo caporal maggiore par.Gian Domenico Pistonami, primo caporal maggiore par. Massimiliano Randino.

 

A chi ci chiede, con stupidità, se abbiamo parra, rispondiamo: “Abbiamo il coraggio di vincere la paura”.

 

Roma lunedì 21 settembre 2009 – Oggi, alle 19, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, sono stati celebrati i funerali ai sei Caduti in Afganistan. Un bagno di folla e un immenso sventolio di bandiere tricolore hanno manifestato l’estremo saluto ai sei angeli, forti tanto da essere paracadutisti, caduti nell’adempimento del dovere.

Alle 10, in Basilica, i soliti funerali di stato coronati dalle solite facce istituzionali.

 

All’ingresso ha reso gli onori militari, un reparto di formazione composto di militari delle quattro forze armate (Esercito, Marina Aeronautica, Carabinieri) e della Guardia di Finanza (Baschi verdi, quasi tutti con il brevetto di paracadutista).

 

 

 

 

 

 

Dall’Ospedale militare Celio le bare ricoperte dal tricolore, sono state traslatate a bordo di autocarri delle’Esercito italiani. Giunti nel Piazzale della Basilica di San Paolo, le sei bare sono state portate a spalla sin dentro la chiesa. Il sacro rito è stato celebrato dall’Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia S.E.R. Mons. Vincenzo Pelvi il quale ha iniziato la funzione dando lettura del messaggio inviato dal Papa, Benedetto XVI.

La sacra cerimonia si è finita con la “Preghiera del Paracadutista” recitata da uno delle vittime della Somalia, il Ten, Par. Gianfranco Paglia, oggi deputato nazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Preghiera del Paracadutista

Eterno immenso Iddio,
che creasti gli eterni spazi e ne misurasti le misteriose profondità,
guarda benigno a noi, Paracadutisti d'Italia
che nell'adempimento del nostro dovere,
balzando dai nostri apparecchi,
ci lanciamo nella vastità dei cieli.
Manda l'Arcangelo San Michele a nostro custode:
guida e proteggi l'ardimentoso volo.
Candida come la seta del paracadute
sia sempre la nostra fede.
e indomito il coraggio.
La nostra giovane vita è tua o Signore!
Se è scritto che cadiamo, sia!
Ma da ogni goccia del nostro sangue
sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri,
orgogliosi del nostro passato,
sempre degni del nostro immancabile avvenire.
Benedici, o Signore,
la Patria, le famiglie, i nostri cari
per loro, nell'alba e nel tramonto,
sempre la nostra vita!
E per noi,o Signore, il tuo glorificante sorriso.
Così sia.

 

Durante la lettura della Preghiera abbiamo notato molti volti, non dei politici, solcati dalle lacrime.

Biamo detti tutto e se continuassimo correremmo il rischio di imitare o essere come quelli che dalle tragedie altrui ne fanno telefilm o romanzi.

Noi, sempre “Alla porta pronti” abbiamo gioito allorché la moltitudine di gente che sostava davanti la Basilica, all’uscitadelle bare ha rivolto il saluto con il grido “Folgore!” ripetuto decine di volte.

 

 

Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia S.E.R. Mons. Vincenzo Pelvi

 

 

 

 

 

   Uno dei quattro feriti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ultimo saluto lo hanno reso le Frecce tricolori