ETNA

Una montagna dai mille aspetti

 

di Cosmo Alfonzetti

 

Contrariamente a quanto avveniva particolarmente in questi ultimi tempi, nel mese d’ottobre scorso, come se  punto da un senso d’orgoglio, ha dato spettacolo in maniera molto clamorosa e in sé stesso preoccupante. Infatti, si sono succedute colate laviche, esplosioni, lanci di lapilli e sabbia, terremoti e fenditure nel terreno che hanno messo in allarme la popolazione.Questo spettacolo, che è stato goduto anche dai turisti venuti dall’estero, è stato oggetto d’ammirazione da parte dei catanesi. Loro amano l’Etna sia quando è placido e tranquillo sia quando è candido per la neve o azzurro per il cielo limpido. L’uomo è sempre presente in ogni momento e in ogni occasione, guai a parlare male di esso. Il fuoco, allora, passa dalle visceri del vulcano a quelle dell’uomo. Il catanese non ragiona più e si scaglia contro chi si permette di parlare male del suo vulcano. In sostanza, si deve parlare dell’Etna soltanto bene. Esso è il punto di riferimento per rendersi conto di dove si trova il nord; è il barometro che indica il bello e cattivo tempo in arrivo, è il polmone che dà l’aria piena d’ossigeno, è la terra benedetta che dà i frutti più dolci e più polposi, è la fonte di serenità per chi ama trascorrervi qualche ora, qualche giorno per sciare sulle candide nevi o per distendersi sulle sue erbe.

Non è cattivo l’Etna, neanche quando lo sembra. Esso, tuttavia, è uno dei ventuno vulcani del mondo che svolge la maggiore attività anche se non in maniera cattiva, al contrario, per esempio, di quanto avviene con quelli Hawaii. L’Etna è nato circa cinquemila anni fa, in altre parole all’epoca del primo quaternario e il suo nome Etna (Aitne in greco) fa risalire ad aito, ardo, fiammeggio; gli arabi, invece lo chiamarono Gebel (monte) che, in seguito, le persone colte lo ampliarono in Mongibello, il monte dei monti. Per i catanesi, in ogni modo, è “la montagna”, cioè a dire la montagna per eccellenza. Di forma non completamente conica regolare ha una struttura piuttosto complessa. In tutti questi cinquecentomila anni le eruzioni che si sono succedute sono state assai numerose e quelle più pericolose di solito sono quelle cosiddette laterali, così come quell’attuale, mentre non danno preoccupazioni le eruzioni terminali o subterminali.

Formatosi con un cono centrale che forma il cratere centrale, poi l’Etna, all’inizio di questo secolo ha visto sorgere un secondo cratere, quello di sud est al quale in seguito ha fatto seguito ancora un cratere cosiddetto di bocca nuova e non molti anni addietro un quarto cratere subterminale a sud est. Da tutti e quattro molto spesso fuoriesce lava. L’eruzione più pericolosa, che i catanesi hanno buon motivo di ricordare, è stata quella del 1669 quando poco oltre l’abitato di Nicolosi si formarono dei

crateri che portarono la lava fino a Catania, addirittura fino al mare lambendola in molti punti e provocando delle distruzioni. Non è soltanto l’aspetto vulcanico che i catanesi vedono nell’Etna, ma sono mille altri dettagli.Il cratere centrale, che si apre sul parallelo di Geen (detto anche parallelo dell’Etna) supera ora i tremila e quattrocento metri dal livello del mare.

Non poche aree sono coperte dalla vegetazione e per il clima dolce della zona bassa, con inverni miti e piovosi e con la stagione estiva rinfrescata dalla brezza del mare prevalgono l’elce, il pino larice,la betulla, il castagno, fra i quali famosissimo quello dei cento cavalli nella zona di Sant’Alfio, e più raramente il faggio,le felci, il pungitopo, il crespino dell’Etna e il ginepro. Di grande rilevanza sono le viti, l’olivo, il fico, la canna da zucchero, la palma da dattero, il banano, il pero, il melo, il ciliegio, il cedro, il cotone, gli agrumi, il gelso, il carrubbo, il pistacchio. La gran dominatrice dell’Etna è la vite che da sempre ha sfruttato la decomposizione dei minerali del suolo, specialmente se si tiene conto che la forza vulcanica ha sminuzzato gran parte di quei minerali in detriti e polveri finissime. Le polveri di cenere impregnate d’acido cloridrico libero danneggiano talvolta le foglie su cui cadono ma in compenso forniscono il terreno dei materiali fissi che le piante asportano e nello stesso tempo danno all’acqua circolante nel suolo un leggero grado d’acidità che aumenta il potere assorbente dei sali inorganici delle radici.

Per quanto riguarda la fauna è rappresentata quasi esclusivamente da gatti inselvatichiti, lepri, serpentelli, topi, rare volpi e martore, mentre fino al Settecento vi erano ancora daini, caprioli,lupi ed istrici che oggi sono scomparsi grazie alla terribile mano dell’uomo.In tempi remoti la montagna, come del resto gran parte della Sicilia, ospitava degli esemplari d’animali quali gli elefanti e i cervi. Per quanto riguardava gli elefanti, si trattava di una razza nana tanto che il maschio misurava un metro e cinque centimetri e il suo passaggio era normale, tipo africano e coincideva con le prime manifestazioni dell’ultimo periodo glaciale. Non possiamo trascurare i minerali che il magma contiene e trasporta. Sono lunghi da elencare poiché vanno dall’oro ad una infinità di materiale e fra questo si trova anche il radioattivo. Queste poche righe avrebbero fatto un po’ sorridere il giornalista e scrittore Pietro Nicolosi (in punta di piedi se n’è andato per sempre la scorsa estate), conoscitore e grande amico della sua Montagna sulla quale, in compagnia degli scienziati e vulcanologi Haroun Tazieff, nato in Belgio, d’origine Polacca e residente in Francia e Alfred Ritmann, svizzero, e delle guide dell’Etna Orazio e Antonio Nicoloso, vi trascorse parte della sua vita.

Pietro Nicolosi da quel grande scrittore, giornalista e cronista di quei tempi ha lasciato una pubblicazione, edita da Tringale, che non ha avuto ristampe. E’ un vero peccato che più non si trova nelle librerie. Quel volume è istruttivo e sarebbe utile a quanti oggi si occupano del nostro vulcano senza conoscerlo.