
Dalla raccolta “Pensieri nascosti”
Un saluto
Scende la sera
ed è bufera.
Sale un lamento,
ora lo sento.
Oh mio Signore,
ferma il dolore.
Le due di notte,
ride la morte.
Silenzio strano,
poggia al divano.
Non dà parola,
io corro a scuola.
Hilfe, signore,
chiami un dottore?
Anche i gendarmi
son lì, senz’armi:
com’è andato,
chiede lo stato.
Passa la voce,
con la sua croce.
Gelo e calore
stringono il cuore.
Brunito il letto,
d’amore il detto,
un prato santo
e un grande incanto.
Dorme il dolore,
stinge il colore
e la memoria
diventa storia,
fino alla fine
tra rose e spine:
e tra le andate
ore passate
punge il saluto,
ormai perduto.
Quel che mai
vi dissi
Quel che mai vi
dissi,
quel
che mai dirò.
Vi voglio tanto bene,
immensamente
a tutti.
Con voi vorrei
giocare,
con
voi vorrei sognare,
quietare
i sogni antichi,
cullare
le speranze.
Non posso
raccontarmi,
non
posso avvicinarmi,
per
i mai sopiti attacchi
con
cui vi accompagnate.
Non fu viltà la mia,
non
fu coraggio e forza;
non
fu saggezza e luce,
né
stolta miopia:
ma
scienza dell’inutile
vociferare mio,
foriero
di stanchezza,
eterna
e silenziosa.
Quel che mai vi
dissi,
quel
che mai dirò:
eppure
di voi
tanto
bisogno ho.